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Grandi distese di baracche costruite con cartone, plastica e carcasse arrugginite hanno nomi quasi poetici: Deep Sea, Suswa, Maasai. Ma la poesia si trasforma non appena vi si entra.

 

Molti degli slum sono proprio al centro, intorno alle discariche dei ricchi, accanto alle loro ville. La baraccopoli Deep Sea, situata nel cuore di Nairobi, è priva di servizi essenziali necessari per vivere una vita dignitosa per un agglomerato di oltre diecimila persone. In questa baraccopoli, dove AfrikaSì sta operando dal 2000, abitano persone di etnie diverse che stanno subendo gli effetti di un aberrante sviluppo economico condotto secondo modelli sociali e culturali a loro estranei. 

La baraccopoli Deep Sea si presenta ai nostri occhi come un ammasso di baracche di plastica e cartone che non hanno nulla di unità abitative, un vasto insediamento informale che sta rapidamente divenendo l’espressione più manifesta della povertà urbana. L’accesso all’acqua, elettricità, servizi igienici, servizi sanitari ed altre infrastrutture e servizi di base sono assenti.

La vita all’interno di uno slum è caratterizzata dall’assenza di cibo, la discarica diventa l’unica fonte di sostentamento; dalla mancanza di accesso all’acqua, specialmente acqua potabile; dall’assenza di servizi igienici che rende le strade dello slum una fogna a cielo aperto. Inoltre il sovraffollamento nega agli abitanti dello slum lo spazio vitale minimo abitativo, costringendo queste persone a ricercare continuamente un nuovo riparo. Inoltre non c’è alcuna garanzia di possesso né delle baracche né delle terre, non esistendo documentazioni attestanti la garanzia dello stato di possesso o l’esistenza di una protezione contro gli sfratti e le demolizioni.

A Nairobi le demolizioni delle baraccopoli sono da poco iniziate senza alcun preavviso, senza nessun piano di trasferimento o di assistenza alla popolazione che vive in quelle baracche. Cosi anche per il Deep Sea, manca una vera pianificazione urbana e queste demolizioni lasceranno senza le loro baracche migliaia di nuclei famigliari. AfrikaSì si batte perché venga data un’alternativa a questa gente. C’è un’ingiustizia di fondo, che non si può risolvere con i bulldozer e gli ultimatum. Qui, come altrove, la miseria colpisce ancora una volta i disperati senza alternative.

La preoccupazione è molta perché le demolizioni riguarderanno anche la scuola, che nello slum Deep Sea  è l’unica opportunità di istruzione e formazione. Nel nostro progetto è prevista anche una campagna di sensibilizzazione, insieme alle organizzazioni locali, per far sospendere momentaneamente le demolizioni, preparare piani alternativi di insediamento dei nuclei famigliari e condannare questi piani forzati per il rispetto dei diritti umani.

Le politiche governative interne sono responsabili di questo fenomeno in quanto non sono mai stati presi provvedimenti come strutture di accoglienza. L’aberrazione è che alle baracche, costruite su terreno demaniale, viene chiesto l’affitto mensile senza offrire diritti di proprietà ed alcun servizio.

Il concetto di abitante di uno slum è caratterizzato dalla totale assenza di condizioni socio-economiche adeguate, di aspetti culturali, di impiego, di reddito ed altre caratteristiche relative all’individuo. Aspetti che nei nostri progetti  sono molto considerati.

Questo luogo impone ai suoi abitanti la sopportazione di alcune delle più intollerabili condizioni di vita, che frequentemente includono la condivisione di bagni con centinaia di persone, la convivenza in spazi sovraffollati ed insicuri e la costante minaccia degli sfratti, violenze, incendi e ricatti. Gli abitanti di Deep Sea sono inoltre più soggetti a contrarre malattie banali ma impossibili da curare come malattie dell’apparato respiratorio, malattie più gravi come malaria e TBC, HIV, AIDS e malattie dovute all’inquinamento dell’acqua, come il colera e la febbre tifoide.

Inoltre la criminalità incombe poiché diventa l’unico mezzo di sopravvivenza per queste persone. In particolare è diffusissima la vendita e l’utilizzo di sostanze stupefacenti (droghe, chang’a ed alcool) ed il fenomeno della prostituzione, soprattutto minorile.

Qui dal 2000 opera AfrikaSì.