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Descrizione del contesto socio politico ed economico del Kenya.

 

A partire dal 1963, anno di conquista dell’indipendenza dalla Gran Bretagna, il Kenya ha promosso importanti riforme economiche sotto la guida di Jomo Kenyatta, dotandosi di un sistema politico-amministrativo simile al sistema britannico. Dal 1982 è stato instaurato nel Paese un regime autoritario ed antidemocratico, introdotto dal successore di Kenyatta, Arap Moi, provocando un rallentamento del processo di crescita e sviluppo del Paese.
Solo nel 2002 le elezioni sono state vinte dal partito di opposizione NARC capeggiato da Mwai Kibaki. Nelle elezioni del dicembre 2007 il candidato Kibaki ha concorso con il rappresentante dell’Orange Democratic Movement, Raila Odinga, causando violenze e disordini per due mesi, durante i quali hanno perso la vita 1.500 persone. Ancora oggi risulta allarmante il livello di corruzione presente nel Paese, Transparency International nella classifica su scala mondiale dei Paesi più corrotti colloca il Kenya al 129° posto su 145.

L’economia keniota è influenzata da diversi fattori: da un lato, la produzione agricola (in particolare monocolture di caffè) risente fortemente di ripetuti periodi di siccità, portando il Kenya a dover affrontare delle forti crisi economiche ed elevando notevolmente il tasso di disoccupazione (attualmente intorno al 40%); dall’altro lato, la piaga della corruzione non incoraggia gli investimenti esteri nel Paese. Negli ultimi anni si è registrato un trend di crescita positivo, grazie anche ad un incremento del turismo nel Paese. A questo dato positivo si deve però aggiungere un elevato tasso di inflazione, in parte dovuto all’aumento del prezzo del petrolio di cui il Paese è dipendente.

Il 27 dicembre del 2007 si sono tenute le elezioni presidenziali, attese e discusse da lungo tempo. Già si delineavano forti tendenze contrastanti tra il presidente uscente ed il capo dell’opposizione, Raila Odinga. Il risultato dei conteggi ha dato nuovamente vincente Kibaki. Questo ha scatenato un crescere di reazioni di sdegno, di proteste e accuse di brogli fino a raggiungere, agli inizi del 2008, violenti e sanguinosi scontri, che hanno scosso il paese e sono costati la vita a centinaia di Kenioti, appartenenti alle due fazioni opposte (Kikuyu, per Kibaki, Luo e Kalenjin per Odinga).
Le ultime elezioni del marzo 2013 hanno visto vincente il nuovo Presidente, Uhuru Kenyatta, il quale ha sconfitto il suo rivale Raila Odinga. Anche queste ultime elezioni si sono svolte tra numerosi conflitti, contestazioni ed oltre 20 morti.

In genere quando si parla del Kenya associamo questo Paese al turismo, al safari e dimentichiamo che stiamo parlando di un Paese tra i più degradati. In particolare nelle baraccopoli le condizioni di povertà estrema mettono a rischio ogni giorno la vita degli abitanti. Ecco alcuni dati sociali molto significativi e che, inevitabilmente, si ingrandiscono nelle baraccopoli:
• Aspettativa di vita: 56 anni
• Popolazione sotto la soglia di povertà: 52 %
• Tasso di mortalità sotto i cinque anni: 121 per mille nati vivi
• Tasso di denutrizione: 32% popolazione totale
• Accesso all’acqua potabile: 57% della popolazione totale
• Posizione classifica Indice di Sviluppo Umano: 147 su 182 paesi